Pensieri agostiniani

Dare forma a un canto per cui Dio si diletti, è cantare nel giubilo. (En. in ps. 32, II, d. 1. 8)
Nuovo uomo, nuovo Testamento, nuovo cantico … Canta però il cantico nuovo non con le labbra ma con la vita. (En. in ps. 32, II, d. 1. 8)
Ogni amore o ascende o discende; dipende dal desiderio: se è buono ci innalziamo a Dio, se è cattivo precipitiamo nell’abisso… (En. in ps. 122, 1)
Ama e persevera nell’amore; non defrauderò il tuo amore, io che ho mondato il tuo cuore. (In Io. Ev. tr. 21, 15)
Cantare è proprio di chi ama. La voce di questo cantore è il fervore di un santo amore. (Serm. 336, 1)
Se credi di non avere tribolazioni, non hai ancora cominciato ad essere cristiano. (En. in ps. 55, 4)
Persisti, persevera, tollera, sopporta l’indugio: così porterai la tua croce. (Serm. 94, 7, 9)
Ogni tempo ha i suoi martiri. (Serm. 94/A, 2)
Non si tratta forse di persecuzione per i cristiani quando lottano per la verità? (Serm. 94/A, 2)
Se manca solo la carità tutto è vuoto, se c’è questa tutto è pienezza. (De mor. Eccl. cath. 1, 33, 73)
Una definizione breve e vera della virtù è l’ordine dell’amore. (De civ. Dei 15, 22)
Non deve odiare l’uomo a causa del suo vizio né deve amare il vizio a motivo dell’uomo, ma deve odiare il vizio e amare l’uomo. (De civ. Dei 14, 6)
Ama il peccatore, non in quanto è peccatore ma in quanto è uomo. (Serm. 4, 20)
La vera immortalità, la vera incorruttibilità, la vera immutabilità è l’eternità stessa. (De Trin. 4, 18, 24)
La verità resta immortale, incorrotta, immutabile. (De Trin. 4, 18, 24)
È meglio aver meno bisogni che aver più cose. (Regula, 5)
Svegliati, uomo: per te Dio si è fatto uomo. (Serm. 185, 1)
Quella non fu mai una repubblica perché mai in essa ci fu vera giustizia. (De civ. Dei 2, 21. 1)
(Gesù) Prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo; è pregato da noi, come Dio nostro. (En. in ps. 85, 1)
La tua preghiera è un discorso con Dio; quando leggi, Dio parla con te; quando preghi, tu parli con Dio. (En. in ps. 85, 7)
Il medico incrudelisce contro una piaga affinché sia guarito l’uomo; poiché se la piaga viene accarezzata, l’uomo è rovinato. (Serm. 83, 7, 8)
Chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te. (Serm. 169, 11, 13)
Ordinazione sacerdotale (Provincia del Brasile)
Sharing is caring!Facebook17TwitterGoogle+0Pinterest0Il 22 Luglio 2017 saranno ordinati presbiteri  Frei Willington Porfirio e Frei Joaò Paolo Ringraziando Dio per tutti
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La Rete n. 20 (supplemento)
Sharing is caring!Facebook9TwitterGoogle+0Pinterest0La Rete OAD Italia (supplemento al n. 20 – maggio 2017) Un primo maggio speciale Con piacere comunichiamo
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Riforma dell’Ordine Agostiniano 1592

Ordine mendicante

Indirizzo: Piazza Ottavilla, 1

00152 Roma, Italia

​Tel: (+39) 06 . 58 96 345

Sito: ​​ordinedegliagostinianiscalzi.com

Email: curiagen@oadnet.org

STORIA

Seminario S. Monica Toledo, Paràna, Brasile – I Padri capitolari del 78° Capitolo Generale OAD (24 apr-29 mag 2017)

Ordine religioso di diritto pontificio

Gli Agostiniani Scalzi sono un Ordine religioso di diritto pontificio, i cui membri, sacerdoti e fratelli coadiutori, emettono i voti solenni di castità, povertà, obbedienza e umiltà, ossia di non ambire cariche e dignità ecclesiastiche. Esso fa parte degli Ordini così detti “mendicanti”.

Gli Agostiniani Scalzi sono sorti verso la fine del 1500 nel clima di riforma promosso dal Concilio di Trento per far fronte alla diffusa decadenza dottrinale, spirituale e disciplinare che aveva investito le strutture della Chiesa e gli stessi Istituti religiosi, a causa di molteplici fattori, quali lo scisma d’occidente, lo spirito laico del rinascimento con la sua esasperata affermazione dell’autonomia temporale, i tristi aspetti della corruzione morale del papato, la decadenza della scolastica con le correnti di falso misticismo, il protestantesimo, ecc.

In particolare gli Agostiniani Scalzi si rifanno idealmente al decreto “Et quoniam satis” del 100° Capitolo generale dell’Ordine Agostiniano che in data 19 maggio 1592 prescriveva la riforma dell’Ordine.

Il decreto “Et quoniam satis”

Ecco il testo del Decreto: «Poiché è fin troppo evidente che non pochi religiosi dell’Ordine si sono talmente allontanati dall’osservanza delle norme morali e delle leggi canoniche che a mala pena si può riconoscere nella loro condotta la fisionomia della carità fraterna e dell’antica disciplina religiosa; e, d’altra parte, desiderando ardentemente di far rifiorire il nostro Ordine per santità di vita e di opere, facendolo splendere nel mondo come esempio luminoso di ogni virtù, i Padri del Definitorio hanno decretato che per primo sia riformato il nostro cenobio romano, poi sul suo modello anche i conventi viciniori, infine, se sarà opportuno, tutti i cenobi e monasteri del nostro Ordine. E ciò, sia per correggere i costumi, sia per sradicare qualsiasi abuso in materia di proprietà dei beni, sia per rimuovere ogni macchia o colpa, fino al più piccolo difetto». Ma già quattro anni prima, nel 1588, il Capitolo provinciale di Toledo aveva decretato la riforma nella Spagna, che ha dato origine agli Agostiniani Recolletti.

In Italia, ci furono subito alcuni religiosi dell’Ordine Agostiniano che, desiderosi di seguire più strettamente lo spirito del loro Padre S. Agostino, aderirono alla proposta del Capitolo generale e un mese dopo, a Napoli nel convento di S. Maria dell’Olivella, iniziarono a vivere una vita riformata.

Il 20 luglio successivo vestirono l’abito della Riforma e scelsero di andare scalzi: elemento, questo, comunemente considerato in quel tempo come segno di radicalità evangelica.

Un anno dopo, il 16 novembre 1593, il Priore generale dell’Ordine, P. Andrea Securani, col decreto “Cum Ordinis nostri splendorem” riconobbe giuridicamente la Riforma.

Il 22 dicembre 1594 il Papa Clemente VIII, con il Breve “Decet Romanum Pontificem” l’approvò formalmente.

Una precisazione: Congregazione – Ordine

Qui è doveroso precisare che nella mente del Capitolo generale e di tutti i promotori della Riforma – sia i superiori che la caldeggiarono, sia i religiosi che concretamente l’attuarono – non avevano in mente inizialmente di farne un Ordine a se stante, separato dall’unità dell’Ordine. Il problema dell’autonomia comunque si presentò molto presto, e si impose di necessità perché pressato dallo svolgimento dei fatti: era in giuoco infatti – non garantendo una certa autonomia ai conventi riformati – la possibilità stessa di attuazione degli iterati appelli e dei desideri dei religiosi che anelavano ad una riforma e ad una espressione più autentica della vita agostiniana. Del resto questo problema era avvertito in tutte le Riforme degli Ordini religiosi. E fu un problema che causò tante incomprensioni e tensioni. Comunque il cammino, comune a tutte le Riforme all’interno degli antichi Ordini religiosi, fu quello di ottenere prima una autonomia, pur rimanendo all’interno dell’Ordine, e col tempo una piena indipendenza. Oggi esistono tre Ordini Agostiniani con Costituzioni e Superiori diversi: l’Ordine di S. Agostino (OSA), l’Ordine degli Agostiniani Recolletti (OAR), l’Ordine degli Agostiniani Scalzi (OAD).

Gli sviluppi

Fatta questa precisazione, si deve dire che gli sviluppi furono rapidi. Sia in Italia che in Europa, gli Agostiniani Scalzi si diffusero aprendo nuove case dove vivevano lo spirito e la disciplina della Riforma; redassero nuove Costituzioni (1598; 1610; 1620; 1931; 1969; 1981); scrissero una bellissima pagina missionaria nel Tonchino, oggi Vietnam, e in Cina (dal 1697 al 1811); costituirono le Province per una migliore organizzazione della Congregazione chiamata “de’ Scalzi Agostiniani Eremiti d’Italia e Germania”; andarono assodando la consapevolezza della propria identità. E in modo particolare tanti religiosi spiccarono per santità, dottrina, servizio pastorale, come per esempio: i Venerabili P. Giovanni Nicolucci di S. Guglielmo (1552-1621), P. Carlo Giacinto Sanguineti di S. Maria (1658-1721), Fra Santo di Santi di S. Domenico (1655-1728); il Servo di Dio Fra Luigi Maria Chmel del SS. Crocifisso (1913-1939); e poi: il questuante devoto dello Spirito Santo, Fra Bernardo dello Spirito Santo (1585-1614), il martire Fra Alipio di S. Giuseppe (1617-1645), i due mistici P. Elia di Gesù e Maria (1631-1710), P. Fortunato Calabrese dell’Addolorata (1714-1786), l’apostolo della carità P. Antero Micone di S. Bonaventura (1620-1686), i vescovi Mons. Ilario Costa di Gesù (1696-1754), Mons. Giovanni Damasceno Salustri (1727-1781), lo storico P. Giambartolomeo Panceri di S. Claudia (1660-1719), il fondatore dell’Accademia Aletina P. Ignazio Danisi della Croce (1718-1784), il teologo P. Benedetto Mazzoni di S. Giacomo (1616-1690), il predicatore P. Abramo Megerle di S. Chiara (1644-1709), l’artista Fra Enrico de Groos di S. Pietro (+ 1659), ecc.).

Purtroppo non si poté evitare la grave minaccia – che sarebbe potuta essere fatale per l’esistenza stessa della Riforma degli Agostiniani Scalzi – delle soppressioni di Giuseppe II, imperatore d’Austria, Napoleone Bonaparte, Stato Italiano che costrinsero i religiosi ad abbandonare i conventi e ne confiscarono tutti i beni. Ma da tutte e tre queste soppressioni, in modo veramente provvidenziale, gli Agostiniani Scalzi riuscirono a venirne fuori, ripartendo da zero, fino a fare un salto di qualità andando in altri Continenti. E così:

– il 12 giugno 1948 i primi tre Agostiniani Scalzi giunsero in Brasile e iniziarono la missione in Ramos-Rio de Janeiro, da dove si sono estesi in Paranà, São Paolo, Mato Grosso e in Paraguay, nel Distretto di Yguazu;

– il 2 agosto 1994 giunsero a Cebu nelle Filippine, da dove si sono estesi nelle altre Isole di Leyte, Mindanao, Luzon, nonché in Indonesia e in Vietnam;

– il 29 gennaio giunsero in Camerum, Africa, nella diocesi di Bamenda.

Oggi l’Ordine degli Agostiniani scalzi (la cui Curia generalizia è a Roma) ha tre province (d’Italia, del Brasile, delle Filippine), con numerose vocazioni.

L’attuale Consiglio generale

L’attuale Consiglio o Definitorio generale che presiede alla guida dell’Ordine è composto da:

P. Doriano Ceteroni, Priore generale (ITA)

P Carlo Moro, 1° Definitore e Vicario generale (ITA)

P. Jose Valnir Silva, 2° Definitore generale (BRA)

P.  Dennis Duene Ruiz, 3° Definitore generale (FIL)

P. Alejandro Remolino Jr., 4° Definitore generale (FIL)

P. Calogero Carruba, Procuratore generale (ITA)

P. Luiz Tirloni, Segretario generale (BRA)

SPIRITUALITÀ

Comunque si voglia descrivere la spiritualità degli Agostiniani Scalzi, due elementi concorrono sempre come costitutivi della loro identità: quello agostiniano, proprio dell’Ordine Agostiniano da cui derivano, e quello della Riforma tridentina, nel cui contesto sono nati.

“Agostiniani–Scalzi”. In questo senso, la descrizione più semplice è quella di evidenziare la ricchezza di contenuti racchiusa in ciascuno dei due termini costitutivi della loro denominazione: “agostiniani – scalzi”. Il primo termine, come gravido di tutta l’agostinianità dei temi spirituali e dottrinali comuni alle diverse famiglie agostiniane; il secondo termine, come pregno della radicalità di tutti gli elementi penitenziali propri della Riforma tridentina. Gli Agostiniani Scalzi non sono semplicemente “Agostiniani”, né sono solamente “Scalzi”.

“Carità–Umiltà”. Si potrebbe anche dire, facendo ricorso ad un altro binomio, che la spiritualità degli Agostiniani Scalzi è contenuta nei termini: “carità, come amore per l’unità,–umiltà”; oppure: “interiorità–comunione–umiltà”.

– Oggi la formula più comunemente usata è il dettato del n. 3 delle Costituzioni, dove sono formulati in sintesi i temi centrali dell’amore evangelico, della ricerca comunitaria di Dio, dell’umiltà: «Sull’esempio di S. Agostino e della prima comunità agostiniana di Tagaste, noi Agostiniani Scalzi ci proponiamo con l’aiuto della grazia di raggiungere la perfezione dell’amore evangelico, cercando e godendo comunitariamente, in un peculiare atteggiamento di umiltà, Dio, che è bene comune non privato ed è la somma di tutti i beni».

– Attorno a questo numero che vede l’Ordine nel cuore del Vangelo, fanno corona gli altri che, in uno sguardo di grande armonia, propongono ed evidenziano i diversi aspetti della spiritualità proposta da S. Agostino:

* l’aspetto giuridico, che vede l’Ordine nella sua precisa collocazione del tessuto canonico della Chiesa;

* l’aspetto trinitario, che inquadra l’Ordine nel cuore della Trinità. La vita consacrata infatti è iniziativa, dono e confessione della Trinità; e tutti sappiamo quanto sia centrale nella riflessione di S. Agostino il mistero trinitario della vita di Dio e dell’uomo;

* l’aspetto cristologico-ecclesiale, che vede l’Ordine nel cuore di Cristo e della Chiesa, in una parola, secondo una espressione propria di S. Agostino, del “Cristo totale”. La vita consacrata infatti è essenzialmente conformazione a Cristo e parte viva della vita e della santità della Chiesa;

* l’aspetto contemplativo, elemento annoverato tra quelli essenziali in tutte le spiritualità, in quanto dimensione essenziale costitutiva dell’uomo, prima esperienza e meta finale dell’avventura umana;

* l’aspetto apostolico, considerato anch’esso elemento essenziale, perché si è consacrati per la missione;

* l’aspetto comunionale o fraterno e comunitario, prescritto da S. Agostino in apertura della Regola dove dice che bisogna vivere unanimi (comunione) nella casa (comunità). Si tratta di due termini relativi l’uno all’altro che si richiamano e si completano a vicenda come, nella definizione dell’uomo, l’anima e il corpo;

* l’aspetto ascetico-penitenziale, espresso concretamente nel nudipedio e nel voto di umiltà. Si tratta di un aspetto che non è legato solamente al contesto storico del periodo post-tridentino, ma al Vangelo e a S. Agostino. Esso è importantissimo perché ricorda che portiamo tesori in vasi di creta; e perciò occorre essere scalzi per essere agostiniani; occorre far propri i sentimenti di kenosi di Cristo o, come diceva S. Agostino, essere umili aggrappati all’umiltà di Dio. In fondo per il Santo, l’umiltà è più che una virtù; è una persona: “l’umile Gesù”;

* l’aspetto mariano. Questo elemento non può mancare in nessun progetto di spiritualità, e non manca in quello degli Agostiniani Scalzi, che vedono in Maria la Madre di Consolazione che nutre di delicati affetti la vita del cuore e fa della comunità una famiglia;

* l’aspetto cultuale, che costituisce la chiave di lettura della vita spirituale, contemplativa, comunitaria e apostolica dell’Ordine. Così infatti si legge nelle Costituzioni al n. 11: «La vita religiosa, in tutte le sue espressioni, è culto perenne a Dio».

– “Servire l’Altissimo in spirito di umiltà”. Ed è per questo che un’altra formula molto efficace e incisiva che descrive la spiritualità degli Agostiniani Scalzi è: “servire l’Altissimo in spirito di umiltà”. Il senso di questa espressione porta al cuore stesso dell’identità e della missione di Gesù, descritte nell’inno cristologico della lettera ai Filippesi (2,6-11), al quale gli Agostiniani Scalzi si ispirano. Come infatti «Cristo pur essendo di natura divina… spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo … umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» e in questa condizione di servo Gesù, fattosi sacerdote e sacrificio, servì il Padre rendendogli culto e servì l’umanità salvandola, così gli Agostiniani Scalzi intendono esprimere la forma più sublime di servizio di amore verso Dio e i fratelli. Secondo il dettato della loro formula di consacrazione, essi aspirano a consumarsi senza fare rumore, come «… ostia viva, santa, gradita a Dio»; aspirano a servire e a vivere le relazioni con Dio e con i fratelli «in un peculiare atteggiamento di umiltà»; aspirano a quel servizio nascosto, di straordinario valore salvifico, della morte che dona la vita, della povertà che viene riciclata in ricchezza, dell’umiltà che conduce alla gloria, delle relazioni fraterne ed ecclesiali che divengono atti cultuali.

In sintesi, per gli Agostiniani Scalzi, scalzatura e voto di umiltà sono due segni molto forti di un progetto più completo e più radicale di umiltà e di servizio, che è quello stesso di Dio, espresso nel mistero della sua incarnazione e redenzione, nel mistero dell’umile Gesù, che non finisce di lavare i piedi ai suoi discepoli, di creare l’armonia della comunione fraterna, l’unità della Chiesa e di fare sovrabbondare la misericordia sull’abbondanza della miseria!

Per una bibliografia essenziale: P. Gabriele Raimondo: Gli Agostiniani Scalzi, Genova 1955; P. Ignazio Barbagallo: “Togliti i calzari… La terra che calpesti è santa” La spiritualità degli Agostiniani Scalzi, Frosinone 1978; “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” La spiritualità missionaria degli Agostiniani Scalzi, Frosinone 1979; P. Eugenio Cavallari, Servire l’Altissimo in spirito di umiltàLettera all’Ordine nel suo 4° centenario di fondazione, Roma 1992; P. Gabriele Ferlisi, Gli Agostiniani ScalziCostituzioni e Carisma, Roma 2008.