IL PROFUMO DELLA SANTITÀ

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IL PROFUMO DELLA SANTITÀ

Il profumo è una delizia indescrivibile che raggiunge il senso dell’olfatto e
cattura in un certo modo il corpo e l’anima.
L’effluvio e la fragranza di fiori e piante danno respiro gradevole in determinati
ambienti e creano un’attrazione magica che chiunque ama ricercare come
godimento sublime e incomparabile.
Pensiamo alle vaste riserve naturali, ai parchi, ai giardini, alle serre di fiori ed
erbe aromatiche dove si concentrano essenze odorose in una vasta gamma
di gradazioni quasi a catturare l’intensità e la soavità dei profumi sparsi nel
creato.
Oggi specialmente col gravissimo problema dell’inquinamento che rende
l’aria pesante e sgradevole, si avverte la necessità di evadere dal normale
ambiente dove ci costringe il flusso della vita con i suoi impegni e le sue
richieste. Pertanto, amiamo le escursioni brevi e frequenti che hanno come
meta queste oasi che ci permettono di evadere da situazioni ambientali di
degrado e di respirare aria pura lontano dalla quotidianità opprimente. Così
ritroviamo il fascino incomparabile della natura e i suoi richiami di bellezza e
di profumi che danno sollievo e sensazioni quasi dimenticate.
Respirare in sintonia con le bellezze e le fragranze disseminate nel
proscenio naturale significa ritrovare il gusto della vita, il contatto spontaneo
e gratificante che ci immerge nel candore di un mondo che ci appartiene e
che la civiltà dei consumi ci ha sottratto con la sua logica spietata e insana.
Il desiderio nostalgico di recuperare suoni, colori e odori incontaminati è
una esigenza interiore che ci riporta a quel giardino biblico dell’Eden dove la
bellezza lussureggiante, la freschezza e la fragranza del giardino della vita si
sposava mirabilmente con l’innocenza dell’anima e l’armonia della creatura
umana.
L’armonia non si limita all’esistenza di accordi vocali e strumentali dell’arte
musicale che danno diletto all’udito, ma si estende a un complesso di relazioni
e sensazioni che si amalgamano in una forma stupenda di equilibrio per cui
vengono vissute e percepite in una sintesi perfetta che rende l’uomo felice e
profondamente pacificato con se stesso e con l’universo.
L’allegoria dell’Eden allude proprio a questa mirabile armonia tra l’uomo e
Dio, tra l’uomo e il creato, tra l’anima e il corpo, tra lo spirito e la materia. È il
peccato che ha dissociato questa armonia e ha prodotto la dispersione ossia
la rottura di questo incantevole equilibrio per cui l’uomo ha perso la sua pace
e la sua gioia.
Parlare allora di fragranze odorose, di bellezza, di armonia e delle più varie
e incantevoli sensazioni legate al rapporto col mondo materiale rimanda il
cuore ad un ambito più nobile ed elevato qual è la sfera della vita spirituale
e del contatto col divino.
L’uomo, col peccato, ha inquinato e devastato il giardino della vita, ma Cristo
con la grazia della Redenzione è venuto a ristabilire la paradisiaca bellezza

del giardino dell’anima e l’adorna col profumo della sua vita divina.
Il profumo interiore della grazia è la dimensione di una purezza non soggetta
alla corruzione del peccato e quindi espande contagiosamente un effluvio di
soave fragranza allontanando decisamente il fetore della morte.
Non a caso l’Apostolo Paolo si rifà a questa allegoria quando dice agli Efesini:
“Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde
per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo
infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo… (2 Ef. 2, 14-15).
Ciò vuol dire che la santità di Cristo ci viene comunicata col dono della grazia
per cui la vita nuova nello Spirito si manifesta in noi come esalazione del
soave profumo della sua santità.
E questa santità, pur contenuta nei fragili vasi della nostra umanità, è accolta
generosamente con fede e docilità all’azione dello Spirito Santo per cui siamo
disposti a compiere ogni buona azione avendo come modello il Figlio di Dio.
Il profumo di Cristo che si diffonde con la vita di fede e carità è simbolo delle
virtù e dell’effusione della vita di Cristo nel credente. Pertanto possiamo
parlare della santità come profumo spirituale dei santi in Cristo.
L’anima nella visione cristiana è un vero giardino che Dio cura e coltiva con
paterna premura come quella vigna di cui parla il Vangelo. L’amore del
Signore si piega per estirpare erbacce, rovi e spini e dissodare poi il terreno,
rimuovere i sassi, recintarla e bonificarla in modo da creare tutte le condizioni
necessarie per avere un buon raccolto.
Anche se la parabola del Vangelo riscontra la verità della possibile
ingratitudine umana all’azione amorosa e misericordiosa di Dio, tuttavia
rimane la fedeltà divina che pazienta e attende frutti di conversione.
Siamo davanti alla drammaticità della debolezza umana che tuttavia viene
sostenuta decisamente dal cuore provvidente e compassionevole del Padre
per cui nulla verrà a mancare a chi accoglie il suo disegno di salvezza e si
sforza sinceramente di rendersi conforme al Figlio, il cui cibo è fare la volontà
di Colui che lo ha mandato.
La santità o la crescita spirituale nella sua dimensione autentica presuppone
innanzitutto quel lavoro paziente e premuroso di dissodamento del terreno
del cuore per rimuovere tutto ciò che ostacola l’azione santificatrice dello
Spirito. Prima di costruire bisogna sbancare per porre le fondamenta, prima
di piantare bisogna preparare il terreno perché la pianticella possa attecchire
e svilupparsi. Questa è la logica che si riscontra anche nella costruzione e
nella piantagione della vigna spirituale della santità.
Per vedere i germogli di grazia bisogna innanzitutto ripulire, zappare
e sarchiare il terreno incolto del cuore, il che equivale all’opera della
conversione: rimuovere tutto ciò che è zavorra e appesantisce la vita per
poter raggiungere la vera libertà che ci permette di sottrarci alle varie forme
di schiavitù della carne e del peccato.
La conversione è quindi il punto di partenza per camminare nella via della
perfezione evangelica e addentarci nel meraviglioso giardino della santità
dove esala continuamente il buon profumo di Cristo e germogliano i fiori
mistici più vaghi e immarcescibili. Proprio perché questi fiori non sono
soggetti al deterioramento e alla corruzione non finiranno mai di deliziare il
giardino dell’anima. Non a caso il S. P. Agostino conclude la Regola parlando
della bellezza spirituale che esala il buon profumo di Cristo e ci permette di
vivere non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia
( cfr. Reg. cap. VIII, 48).
È questa libertà il dono della redenzione che ci permette di muoverci verso le
altezze della relazione con la santità di Dio, che anche nel Cantico dei Cantici
viene allegoricamente identificata con la salita verso le balze dei monti, dove ci si
sente deliziati da vampe intense di sublime profumo e l’anima si bea dello splendore
e dell’affascinante sguardo dello Sposo.
Basta citare qualche passo di questo Cantico che descrive l’intima relazione tra Dio e
l’uomo facendo ricorso al paradigma dell’amore tra lo sposo e la sposa per capire
ancor meglio l’allegoria del profumo che equivale a quel trasporto mistico che lega
l’uomo alla santità di Dio.
Già all’inizio del Cantico risuonano le stupende parole che evocano questa profonda
relazione d’amore: “Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante
è il tuo nome…(Ct. 1, 3)”. E quasi a rendere stabile questo processo di innamoramento
e di introduzione nella dimora della santità, il Cantico dei Cantici descrive
l’augurio dell’anima assetata di Dio che attende sempre la presenza del suo diletto:
“Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del
giorno e si allunghino le ombre, ritorna, o mio diletto… sopra i monti degli aromi“
(Ct. 2, 16-17).
Anche i fenomeni straordinari dei corpi incorrotti di alcuni santi e del profumo
che sprigionano sono la conferma di questa allegoria del buon odore di Cristo
che caratterizza la santità comunicata dalla grazia e colta dalla risposta
generosa della libertà umana.

P. Luigi Pingelli, OAD

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October 30, 2018